lunedì 6 settembre 2010

Schiacciamo l'insetto

Il premio Campiello 2010 per la migliore Opera Prima è andato alla scrittrice Silvia Avallone per il suo romanzo “Acciaio”. Il premio per l’uomo più viscido del palinsesto tv se l’è aggiudicato invece Bruno Vespa, che già definirlo “uomo” potrebbe risultare eccessivo ma è purtroppo il modo più sbrigativo per differenziarlo dall’insetto. Nulla di eclatante insomma , se consideriamo il soggetto in questione, ma ciò che stupisce è che questa forma di apprezzamento nei confronti del genere femminile sembra non avere limite nemmeno dinanzi a quel poco di cultura che ci rimane.
Vespa è uno di quei portavoce non ufficiali arruolati dal “Cavaliere con lo scudo” (fiscale) che ogni giorno si prodigano, si immolano nel nome del padrone, attirando sulla propria figura fulmini e saette, ovviamente in modo più che giustificato. Del resto il suo programmino per menti lobotomizzate, nato come contenitore di approfondimento, si è poi evoluto in un talk-show dove l’invitato più autorevole porta il nome di Maurizio Gasparri, ed è tutto un dire.
Dal palco della 48°esima edizione, il presentatore abruzzese ha dato il meglio di sé, sfoggiando un sorrisone marpionico e mostrandosi in tutta la sua verve da uomo di Neanderthal. Così l’arrapato Vespa insisteva più e più volte sulla scollatura della scrittrice, invitando persino le telecamere ad inquadrare “l’opera prima” e lasciandosi andare ad abbracci, passerelle, risatine isteriche ed occhiatine furtive. Platea visibilmente infastidita. Brusio in aula e commenti irriferibili nei confronti di Brunone.
Insomma, invece di rilanciare la categoria e portare i giovani lettori a confrontarsi con qualcosa che non sia frutto del buon Fabio Volo, vespa ha fatto della serata il suo piccolo show personale, memore delle tante lezioni impartitegli dal guru di Arcore.
A telecamere spente i presenti in sala hanno preso le distanze dal “giornalista genuflesso”, il quale ha però contrattaccato bollando i suoi detrattori come “gente priva di umorismo”. Come se ci fosse da ridere nello sminuire le capacità di una giovane scrittrice di 26 anni, concentrando le attenzioni su ciò che di buono ha da offrire alla vista. Vero è che anche l’occhio vuole la sua parte ma almeno in questi casi si spera che l’occhio si accontenti della bellezza delle parole.

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