giovedì 2 settembre 2010

Il circo libico e i pagliacci italiani



Le 70 Mercedes che componevano il corteo del leader libico Gheddafi, erano solo l’antipasto di ciò che sarebbe avvenuto di lì a poco. Una volta atterrato all’aeroporto di Ciampino, l’accoglienza è stata di quelle delle grandi occasioni. Ministro degli esteri in prima fila e picchetto d’onore dell’aeronautica militare. Pubblico delle grandi occasioni. A pochi metri stazionavano 500 ragazze più o meno avvenenti, ingaggiate da un’agenzia di hostess e disposte a mettersi in bella mostra. E mica si son fatte pregare. All’interno della mega tenda montata per l’occasione (che se io mi voglio fare un picnic devo chiedere l’autorizzazione pure a Ratzinger), si parla di scende piene d’entusiasmo da parte di qualcuna per ottenere come gratificazione un invito a Tripoli, cosa per altro già accaduta l’anno scorso. Lezione di Corano in grande stile e qualche “conversione lampo” tanto per dimostrare l’affabilità del buon vecchio Gheddy. In tutto ciò nemmeno una parola dal “ministro per i calendari” Carfagna, donna molto sensibile alle questioni che riguardano il gentil sesso. Frasi strappalacrime all’interno dell’harem: “Sposate gli uomini libici” e dichiarazioni di guerra allo Stato del Vaticano “L’Europa si deve convertire all’Islam”. La risposta del quotidiano della Santa Sede non si è fatta attendere ma di fatto in pochi se la sono filata. Eppure l’editoriale dell’Avvenire, dove si parlava di visita boomerang amplificata dal servilismo del servizio pubblico (RAI), rispecchiava un po’ quello che tutti noi pensavamo alla vista di certe immagini, nelle quali il dittatore Muhammar veniva osannato dal nostro Presidente del Consiglio. Diciamo che era più che lecito strabuzzare gli occhi. Un giornalista danese, intervistato da un canale web, si chiedeva com’era possibile che l’intera città di Roma si potesse bloccare per l’arrivo del colonnello libico. Alla successiva domanda, sul perché in Danimarca non sarebbe successo, il giornalista straniero rispondeva in maniera lapidaria “ Semplicemente perché da noi nessuno ha intenzione di invitarlo.” Gli inglesi invece dalle pagine del “The Indipendent” non ci vanno leggeri e sentenziano “Gheddafi e Berlusconi si sono dimostrati rivoluzionari nell’uso delle loro pagliacciate come armi di distrazione di massa”. Null’altro da aggiungere per quel che riguarda la carta stampata.
Il circo messo in piedi per il rais libico ha un suo perché.
Gli affari in terra africana si sprecano: ENI punta all’estrazione del greggio fino al 2042 - ENEL per investimenti nella rete elettrica - FINMECCANICA che intende ampliare i suoi interessi anche al reparto difesa dello stato libico - IMPREGILO per la costruzione della rete autostradale costiera - SAI FONDIARIA nel settore immobiliare - UNICREDIT (con il direttore Profumo avvistato in tribuna d’onore) vuole aumentare la quota della Libia visto che è già la prima azionista del gruppo con una quota del 7% - TELECOM ha in serbo nuovi programmi di investimento e CONFINDUSTRIA è interessata alla costruzione di nuove zone franche per le imprese italiane.
Ci si chiede dove siano i difensori dell’Italia cattolica che alla decisione del’unione europea di togliere i crocefissi dalle aule di scuola, saltarono fuori come scimmie urlatrici per attaccare quell’insensata presa di posizione. Poi però viene un dittatore qualsiasi e può dire quel cazzo che gli pare senza colpo ferire. La Santanchè ad esempio, una che attacco la religione islamica in diretta tv, una che ha più palle di un uomo. Dov’era? Dall’estetista le notizie non arrivavano?!
E l’opposizione? Bersani, imperterrito come sempre, affronta a muso duro la situazione: “Giorni umilianti per l’Italia, Berlusconi riferisca.” Insomma chiede al premier di presentarsi in Parlamento, dove risulta il più assenteista dell’intera casta, per raccontare della sua due giorni nella capitale con il suo amicone libico. Strano che nessuno abbia mandato a quel paese il piccolo Pierluigi, ricordandogli che di questo passo Silvio accoglierà a braccia aperte persino il primo ministro nord coreano.
Sembra non esserci mai fine al peggio.
Piccola nota biografica su Gheddafi.
Pur non avendo alcun incarico ufficiale e fregiandosi soltanto del titolo onorifico di Guida della Rivoluzione, è il dittatore di fatto del suo paese con poteri assoluti. Gheddafi ebbe una svolta politica negli anni ottanta: sostenne gruppi terroristi, quali per esempio l'irlandese IRA e il palestinese Settembre Nero. Fu anche accusato dall'intelligence statunitense, di aver organizzato degli attentati in Sicilia, Scozia e Francia, ma egli si dichiarò sempre innocente. Si rese anche responsabile del lancio di un missile contro le coste siciliane, fortunatamente senza danni. Divenuto il nemico numero uno degli Stati Uniti d'America, egli fu progressivamente emarginato dalla NATO. Inoltre, il 15 aprile 1986, Gheddafi fu attaccato militarmente per volere del presidente statunitense Ronald Reagan: il massiccio bombardamento ferì mortalmente la figlia adottiva di Gheddafi, ma lasciò indenne il colonnello, che era stato avvertito del bombardamento da Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio in Italia[4].

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