La gente, intesa come popolo pensante, si è stancata. La gente in effetti capisce (non sembra ma è così) giorno dopo giorno di non essere più “gente” ma sempre di più “persone”. Non è cosa da poco, soprattutto di questi tempi. La dimostrazione palese di ciò che dico sono le manifestazioni di dissenso che stanno avvenendo, sparse qua e là per il Paese. Si è cominciati con la contestazione al cosiddetto senatore Marcello Dell’Utri in quel di Como dove, con la faccia di bronzo che si ritrova, si era presentato per pubblicizzare i pressoché fasulli diari di Mussolini. Gente di tutte le età ma soprattutto giovani, si è ritrovata nel luogo dell’avvenimento e ha democraticamente impedito che un condannato in 2° grado per mafia potesse tenere un comizio. Non ci vedo nulla di scandaloso. Dell’Utri è il cofondatore di Forza Italia, uno dei bracci destri del puttaniere di Arcore, inizia la sua carriera politico-imprenditoriale a Palermo (dove nascono stranamente i primi circoli del partito) per poi appollaiarsi in territorio lombardo, sotto l’ala protettrice del nano. I due insieme faranno grandi cose, fino all’emblematica dichiarazione corale del “Vittorio Mangano era un eroe”, forse detta sull’onda dell’emozione, per non aver visto i loro nomi uscire dalla boccuccia del mafioso condannato all’ergastolo. Sul Corriere della Sera (molto meglio Il Corriere dei Piccoli), si è arrivati addirittura alla difesa di Dell’Utri, attaccando chi ha fatto del dissenso civile (urla e fischi credo lo siano ancora), un’arma da usare nel caso certi personaggi continuino a riproporsi anche in futuro.
Qualche giorno dopo viene contestato pure il braccio destro di Silvio, Gianni Letta, questa volta in un ambiente un po’più snob e scenograficamente meglio allestito, il Festival del Cinema di Venezia. Ovviamente i telegiornali, a parte qualcuno, hanno taciuto la notizia. La carta stampata nemmeno ha preso in considerazione ciò che è successo e tutto è finito dov’era cominciato.
Eccoci invece a Torino. Festa del Partito Democratico. Cosa ci fosse da festeggiare non lo sapevano nemmeno loro ma probabilmente avevano soldi da spendere e avranno pensato di buttarli allegramente nel cesso . Così via con una rassegna di incontri e concerti e dibattiti e spettacoli e.. contestazioni! Solo il PD poteva pensare di festeggiarsi invitando rappresentanti dell’opposizione. Il duo Schifani-Fassino, qualche anno fa acerremi nemici e dora culo e camicia, viene bersagliato di urla e fischi e qualche “vaffanculovolante”, che non guasta mai. Non si può, è maleducazione chiedere al Presidente del Senato che fine abbiano fatto le 350000 firme per il Parlamento pulito, depositate e lasciate a marcire. E’ una brutta cosa esporre un cartellone per chiederlo e così quel cartellone bisogna strapparlo e il manifestante deve essere allontanato in maniera violenta. Non si può pretendere di fare domande durante un’incontro pubblico, tenuto su territorio pubblico. Non si può fischiare ma si può applaudire. Non si può esprimere il proprio dissenso nemmeno con le parole, pensarlo si ma dirlo assolutamente no. I pochi presenti potrebbero capire di essersi sbagliati anche loro. Fassino corre i ripari, difende a spada tratta il “rivale”, vent’anni di poltrone riscaldate a nostre spese non gli son di certo bastati, meglio difendersi l’uno con l’altro in certi casi. Dietro di lui, la fila interminabile di uomini delle istituzioni solidali con il povero Schifani.
Oggi è toccato a Bonanni, il Segretario della Cisl, quello che ha messo a segno uno dei punti del programma P2, la scissione dei sindacati. Appena ha aperto la bocca una montagna di fischi si è riversata sulla sua testa e su quella del suo interlocutore, il sempre giovane Enrico Letta, nipote di quello contestato a Venezia. E’ tutta una grande famiglia. Al grido di “Voi siete antidemocratici” l’esponente della cosiddetta sinistra ha cercato di tenere, inutilmente, testa ai manifestanti. Il sindacalista se n’è andato senza parlare. Nulla di grave, sopravvivremo. Certo, se ci si chiede come si possa esprimere il proprio dissenso se nelle televisioni ci vanno solo loro, sui giornali ci finiscono solo loro, nelle manifestazioni pubbliche possono parlare solo loro e tutto ciò che riguarda la nostra vita lo decidono solo ed esclusivamente loro. A noi è stata lasciata la possibilità di scegliere. O così o così. O me o il mio amico. Accontentarsi, grazie.
Insomma, lo stivale è in subbuglio. Si parla di elezioni anticipate, partiti e partitini stanno facendo le squadre come prima di una partita serale di calcetto. Vecchi e meno vecchi che discutono ancora di come rovinare al meglio e senza farsi scoprire, la nostra meravigliosa penisola. Non gli è bastato.
Chi si sveglierà in tempo per godere della fine potrà esultare in tutta libertà. Gli altri che se ne stiano pure chiusi in casa. A doppia mandata.
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