sabato 4 settembre 2010

Il Partito Demagogico




Una volta il comunista indossava il colbacco. Ora in Italia si cerca di sdoganare il “perbacco”. Si perché questo sembra essere l’obiettivo dei massimi esponenti del Partito Demagogico, riportare in auge vecchie buone abitudini. Come ad esempio la campagna “porta a porta” (viene subito alla mente il programma del viscido insetto di Rai Uno), come se veramente la gente avesse pure il tempo e il bisogno di stare ad ascoltare un giovanotto che gli racconta degli ultimi 15 anni berlusconiani. Magari poi trovano pure la casalinga, che gli chiede come mai non è stata fatta una legge contro il conflitto d’interessi ed il giovanotto è costretto ad andarsene, con la coda fra le gambe e le orecchie basse. Ecco, il secondo passo sembra essere l’uso di questo slang giovanile del buon Bersani. “Perbacco”. Ma da dove l’ha pescato? Voglio dire, non c’è nulla di male ad usare un termine così sobrio in tempi come questi, dove tutti dicono di tutto, ma se il PD spera di alimentare il bacino giovanile del suo partito non è proprio sulla buona strada. Del resto Pierluigi è sulla scena già da un po’. Forse troppo.
Gli amici del PD ce la stanno mettendo tutta. Diamo a Cesare quel che è di Cesare. E in questo caso Cesare (che ha sempre di più il volto trasfigurato di Silvio), ha avuto proprio tutto. Ha avuto così tanto dai “compagni” di sinistra che non ha più bisogno di loro già da qualche anno. Panico a casa D’Alema. Panico anche per Bersani che probabilmente dorme a casa di D’Alema. Ogni volta che intervistano il segretario del PD la sua faccia sembra dire :“E adesso cosa facciamo?”.. non lo sanno nemmeno loro e li capisco.. 15 anni passati a fingere di opporsi al Caimano ed ora, così, all’improvviso, Fini rovina tutto e cerca di far cadere il governo. Eh no! Non erano questi i patti! Torna in mente una vecchia gag di Guzzanti nella quale, imitando Bertinotti, metteva alla luce tutta la paura e la non volontarietà di presiedere un governo. Un Guazzanti preveggente visto che qualche tempo dopo lo stesso Bertinotti avrebbe fatto cadere il governo Prodi (insieme a quel bontempone di Ciccio Mastella). Successivamente toccò a Veltroni, che come un bambino pensava di poter giostrare come voleva il suo nuovo giocattolino democratico e (udite udite) che avrebbe potuto giocarci solo lui. Le elezioni lo rimisero subito sulla buona strada, quella creata da Baffo Massimo e anche Uolter dovette abbandonare la nave e dedicarsi all’altra sua grande passione, la scrittura. Ed eccolo, giungere a gran passo, il salvatore di ciò che è rimasto del secondo partito italiano. L’uomo delle privatizzazioni. Colui che dice NO oggi per dire SI domani. Pierluigi Bersani. Ecco, Bersani è un tipo strano. Ha quel viso da uomo di paese, attaccato ai valori sani della società, uno che non farebbe del male ad una mosca. Tanto per capirci Bersani è uno che ancora usa il termine “perbacco”. Voglio dire, con tutto il rispetto per il suo modo civile di vivere ecc ecc.. ma siamo sicuri che sia l’uomo adatto per contrastare il predominio Berlusconiano?! Ovviamente no. Non ne siamo sicuri noi e tantomeno loro ma il senso di tutto ciò è proprio questo, sperare che il Berlusca tiri avanti il più possibile.

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